Non esiste ostacolo se credi in te stesso

Da due anni, assieme alla professoressa di educazione fisica delle Scuole Medie del Comune di Rubano, partecipo a un progetto che desidera far conoscere ai ragazzi le possibilità che possono nascere dall’unione tra sport e disabilità. Nei nostri incontri mostriamo loro un modo diverso di fare sport e, con l’esperienza dei vari “parasportivi” partecipanti, raccontiamo ai ragazzi gli aspetti legati al mondo della disabilità.

L’iniziativa si colloca all’interno della “Settimana dello Sport”: tre giornate dedicate, in orario scolastico e alla presenza degli insegnanti, ad attività per far conoscere le diverse discipline sportive presenti nel territorio e avvicinare i ragazzi all’attività sportiva.

A portare la loro testimonianza, quest’anno con me c’erano Alex e Valeria. Alex è un ragazzo amputato a entrambe le gambe in seguito a un incidente in moto e Valeria è un tecnico ortopedico che lavora nel settore degli ausili sportivi per persone disabili.

Dopo una parte introduttiva in cui abbiamo raccontato le nostre vicende – gli incidenti che abbiamo subito e il periodo di riabilitazione – ci siamo immersi nel cuore dell’argomento, ovvero lo sport, di come lo abbiamo scoperto, quali sono le nostre specialità e, soprattutto, come riusciamo a farle e quali sono le attrezzature che utilizziamo.

Il coinvolgimento dei ragazzi è stato totale e ha generato una raffica di domande e curiosità, talvolta bizzarre ma mai banali. Il loro interesse ci ha dato la possibilità di parlare anche delle difficoltà oggettive che un ragazzo disabile incontra a causa delle barriere architettoniche disseminate nelle nostre città o a causa dell’ignoranza e maleducazione della gente.

A nostra grande sorpresa però la loro attenzione si è focalizzata sull’importanza della forza di volontà e di come il desiderio e la determinazione di raggiungere un obiettivo possano aiutarti a superare anche quegli ostacoli che sembrano invalicabili.

Trasferitici in palestra, abbiamo fatto provare ai ragazzi alcuni ausili che utilizziamo abitualmente per fare sport e non solo, come l’handbike (una particolare bicicletta che si pedala con le mani) o il monosci (una sorta di guscio che permette di sciare da seduti) fino ad arrivare alle nostre stesse carrozzine per salire o scendere i gradini. Interessati e attenti, i ragazzi hanno preso confidenza con i mezzi con spirito giocoso e allo stesso tempo critico.

A distanza di alcuni mesi la professoressa mi ha fatto il graditissimo e inaspettato regalo di consegnarmi dei lavori fatti dai ragazzi assieme ai professori di Lettere nei quali raccontano l’esperienza del nostro incontro dal loro punto di vista.

Nel leggere i loro temo e le loro lettere ho provato una forte emozione. Il quadro che ne emerge racconta come il nostro incontro sia entrato in profondità nei ragazzi più di quanto ci saremmo aspettati. Mi ha fatto riflettere su come per loro fosse del tutto inatteso e impensabile trovarsi di fronte dei disabili che sorridevano alla vita, come se per loro fosse naturale che la parola ‘disabilità’ fosse associata a ‘rabbia’ o ‘tristezza’.

Le loro riflessioni mi hanno così colpito che ho pensato fosse bello condividere con voi il racconto dell’incontro con questi ragazzi e di mostrarvi i loro lavori con un video, che potrete trovare alla fine di questo articolo.

Non posso terminare senza dire che ritengo che iniziative come questa siano una grande opportunità per arrivare al cuore dei ragazzi e portare nelle scuole non solo un po’ di educazione civica rivolta all’accettazione e attenzione verso il “diverso” ma anche e soprattutto per dare a questi ragazzi un messaggio di speranza e ottimismo. Perché, come ci hanno fatto notare loro, un sorriso sulla bocca di chi ha sofferto ti contagia e ti dà fiducia.

 

 

 

 

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