RIFLESSIONI SULLA PARTENZA

Posizionarsi sulla griglia di partenza è forse il momento più adrenalinico della gara. A pochi minuti dal fischio di partenza tutto ciò che si può fare è …aspettare. Il cuore inizia a battere un po’ più forte, lentamente un battito alla volta, la tensione cresce. Il tempo scorre inesorabile ma a una velocità che sembra quasi rallentata. Con la mente faccio un check se tutti i componenti della bici sono a posto; comincio a pensare se la borraccia è piena, se i piedi sono legati, se ho ben fissato la barra posteriore. Sono tutti elementi che possono determinare un cattivo esito della gara. Di solito è sempre tutto ok e non c’è motivo per ripensare a tutti questi aspetti che ho sicuramente curato con attenzione durante la fase di preparazione, ma la mente va tenuta occupata altrimenti nell’attesa si insinuano i dubbi, le incertezze, le paure. Sì, perché la mente in una gara può essere la tua più grande forza ma allo stesso tempo può diventare il tuo primo nemico.

Il tempo continua a passare, mancano ancora pochi minuti al fischio e guardandomi attorno vedo i miei avversari, concentrati, agguerriti, anche loro pronti e determinati e comincio a pensare che magari si siano allenati meglio di me, che potrebbero andare più forte, che potrei non essere alla loro altezza.

Il cuore continua a battere, lo tengo sotto controllo, faccio dei respiri profondi per trovare calma e concentrazione, verifico che il cambio sia posizionato nel rapporto corretto per permettermi di fare una partenza veloce ed esplosiva.

So che non si determinerà tutto dalla partenza, ma so anche che partire male vuol dire rischiare di compromettere la gara. Ripenso al tracciato, a come dovrei affrontare la prima curva e a come potrebbero affrontarla i miei avversari. Ho capito con l’esperienza e a mie spese quanto importante sia non cercare di vincere la gara alla prima curva, ma usare esperienza e intelligenza per evitare contatti o incidenti nei primi concitati istanti.

Cerco di immaginarmi mentalmente cosa succederà, dove cercheranno di passare i miei avversari, dietro a chi è meglio posizionarsi e chi invece è meglio tenersi sin da subito alle spalle.

Mi sento un po’ come all’università quando mi presentavo all’esame orale; sapevo di aver studiato, sapevo quale era il mio livello di preparazione, ma c’era sempre quel timore dell’imprevisto di quella domanda alla quale non sapevi rispondere. Ma poi, una volta iniziato l’esame, le risposte venivano da sole e sciolta la tensione emergeva il lavoro e lo studio fatto nei mesi precedenti.

E in bici rivivo le stesse Sensazioni; so che una volta partiti tutto diventerà più chiaro, la mente smetterà di prendere il sopravvento e le breccia cominceranno a girare “da sole”.

Ancora 30 secondi. Il cuore aumenta i battiti. Da fuori il vociare del pubblico si fa più intenso. Penso che non mi devo giocare tutto alla prima curva e che non mi devo far prendere dalla foga di vincere nei primi 100 metri. Guardo l’orologio: 20 secondi al via. Faccio partire il computerino che misurerà tutti i valori di velocità, tempo, frequenza cardiaca, distanza e mi ripeto che se anche partirò male la gara è comunque molto lunga e c’è tempo per recuperare, o al massimo ci sarà sempre un’altra gara per rifarsi, c’è sempre un’altra gara per rifarsi, ma dentro di me so che andrà bene, ancora 10 secondi, nove, otto…è tutto pronto, respiro, impugno bene la pedivella…ecco il fischio, via…si parte!!

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